Salvatore Stefio

Fede - Patria - Libertà
mercoledì, 13 aprile 2005

CIAO FABRIZIO

 

Domani è il primo anniversario della morte di Fabrizio Quattrocchi, e vi confesso che è molto difficile parlare di lui: troppi ricordi e troppe sofferenze. Voglio semplicemente ricordarlo con un CIAO, come quello che ogni sera gli rivolgo guardando, quando è possibile, una stella della costellazione di Orione.

 

Rendo Onore a Fabrizio, eroe d’Italia!
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categorie: lotta al terrorismo
martedì, 29 marzo 2005

LO DICIAMO

 

 

Voglio amplificare, per quello che posso, un bellissimo post dal titolo “Quello che non ci dicono” del nostro amico Shark in merito alla questione irakena.

 

Ogni giorno ci troviamo di fronte a notizie di attentati terroristici, e parimenti possiamo notare anche lo sforzo esemplare delle Forze della Coalizione e della sicurezza irakena per arginare e sconfiggere il terrore.

 

Le notizie si rincorrono, attimo per attimo, ma alcune cose importantissime non vengono segnalate!

 

Vediamo il post:

 

Quello che non ci dicono

 

Alcuni semplici dati controcorrente su ciò che sta succedendo in Iraq:

 

  • 47 Paesi hanno riaperto le loro ambasciate.

     

  • Il governo iracheno dà al momento lavoro a 1,2 milioni di persone.

     

  • 3100 scuole sono state ristrutturate, 364 scuole sono in fase di ristrutturazione, 263 scuole sono in fase di costruzione e 38 nuovi edifici scolastici sono stati costruiti ex novo.

     

  • Il sistema irakeno di istruzione superiore  consiste di 20 università, 46 istituti e scuole superiori, e 4 centri di ricerca, tutti attualmente aperti ed in funzione.

     

  • 25 studenti iracheni sono partiti per gli Stati Uniti nel gennaio del 2005: è stato riattivato il programma Fulbright.

     

  • La Marina Militare irachena è operativa. Dispone di 5 unità di pattuglia da 31 metri, 34 imbarcazioni più piccole e un reggimento di fanteria navale.

     

 

 

  • L'Aeronautica irachena consiste di 3 squadroni operativi, che includono 9 unità da ricognizione e 3 C-130 da trasporto Usa (sotto controllo iracheno), in servizio notturno e diurno, e ai quali presto verranno aggiunti 16 elicotteri UH-1 e 4 Rangers Bell Jet.

     

  • L'Iraq dispone di un'unità antiterrorismo e di un battaglione di Commando.

     

  • Il corpo di polizia iracheno impiega 55.000 ufficiali di polizia addestrati ed equipaggiati.

     

  • Ci sono 5 Accademie di polizia in Iraq, che producono più di 3500 nuovi ufficiali ogni 8 settimane.

     

  • Ci sono più di 1.100 progetti di costruzioni in corso in Iraq. Comprendono 364 scuole, 67 cliniche pubbliche, 15 ospedali, 83 stazioni ferroviarie, 22 impianti petroliferi, 93 impianti idrici e 69 impianti elettrici.

     

  • il 96% dei bambini iracheni sotto i 5 anni di età ha ricevuto i primi due richiami del vaccino antipolio.

     

  • 4,3 milioni di bambini iracheni sono stati iscritti alla scuola elementare dalla metà di ottobre.

     

  • Ci sono 1.192.000 abbonati a telefoni cellulari in Iraq e l'utilizzo del telefono è aumentato del 158 %.

     

  • L'Iraq ha un apparato di informazione libero che consiste di 75 stazioni radio, 180 giornali e 10 stazioni televisive.

     

  • La piazza finanziaria di Baghdad ha riaperto nel giugno del 2004.

     

  • 2 candidati alle elezioni presidenziali hanno tenuto un dibattito televisivo.

     

Queste notizie sono già state sbeffeggiate su internet e altrove, ma come sappiamo ci sarà sempre qualcuno che negherà e ridicolizzerà. Le notizie negative fanno i titoli e fanno vendere i giornali. Molte persone scelgono il pessimismo, e preferiscono ignorare i segni di speranza e di realizzazione. Ecco perché queste notizie non si trovano spesso sui media. Se succedono 9 cose positive e 1 negativa, state certi che l'unica notizia negativa verrà riportata mentre non si dirà nulla sulle altre. Ecco perché ci siamo noi.

 

Shark.

 

postato da: stefio alle ore 11:43 | link | commenti (112) | commenti (112)
categorie: lotta al terrorismo
mercoledì, 16 marzo 2005

Parola di Al Zarqawi

 

“Diciamo a coloro la cui potenza e' stata umiliata in Iraq e diciamo all'Italia, adoratrice della croce, che continueremo a sparare pallottole su di voi”

 

 

 

Fonte: ANSA 16-03-05 ore 13:55

postato da: stefio alle ore 13:21 | link | commenti (44) | commenti (44)
categorie: lotta al terrorismo
giovedì, 17 febbraio 2005

 

SIRIA NEL MIRINO

 

Oggi il presidente Bush ha dichiarato che la Siria deve ritirare le proprie truppe dal Libano, come  chiede l’ONU nella risoluzione 1559.

Si apre un nuovo scenario di conflittualità, molto problematico anche per l’ormai dichiarato asse Iran-Siria.

L’uccisione de leader nazionalista libanese Hariri, ha allargato notevolmente il processo di destabilizzazione dell’area mediorientale, con prospettive ed effetti (a mio avviso) ancora più drammatici di quelli che attualmente viviamo.

La Siria è una nazione forte e determinata, ormai pronta per principio a non concedere assolutamente nulla.

Magdi Allam in suo articolo sottolinea che:

Damasco ritiene improponibile la fine della sua tutela sul Libano da sempre considerato parte integrante della «Grande Siria». Quanti sanno che a tutt'oggi non c'è un'ambasciata siriana a Beirut e un'ambasciata libanese a Damasco? Semplicemente perché la Siria disconosce di fatto l'indipendenza e la sovranità del Libano,…”

La mia preoccupazione è quella che l’Occidente non sia pronto ad uno scontro diretto con l’asse Iran-Siria, questo potrebbe essere controproducente in questa fase, dove il processo di democratizzazione dell’Iraq non è ancora concluso.

Credo che, al momento, un eventuale inasprimento delle posizioni sia davvero inopportuno.

Salvatore Stefio
postato da: stefio alle ore 18:49 | link | commenti (9) | commenti (9)
categorie: lotta al terrorismo
domenica, 13 febbraio 2005

 

STRATEGIE D’INTERVENTO IN IRAN

 

La politica estera americana ha come azione primaria quella di individuare e neutralizzare il terrorismo.

Questa ormai ovvia necessità, attuata attraverso la guerra preventiva, si rivolge anche a coloro i quali, Stati od organizzazioni, sono potenzialmente diretti verso l’acquisizione  del nucleare.

In un documento ufficiale del 2003, quale è il “National Strategy for Combating Terrorism”, si chiarisce che Le priorità della politica estera e di difesa statunitense nella lotta al terrorismo sono riassunte in quattro "D". Defeat, sconfiggere le organizzazioni terroristiche con un'azione senza tregua; Deny, negare ai terroristi ogni tipo di sostegno, aiuto e santuario da parte di ogni Stato, associazione e organizzazione; Diminish, diminuire le deteriorate condizioni sociali che i terroristi sfruttano per trovare consensi; Defend, difendere i cittadini e gli interessi americani.

Esiste un concreto interesse americano (nell’ottica delle 4D) a spingere l’Iran al cambiamento di regime. Questo obiettivo dichiarato è possibile raggiungerlo attuando varie  strategie che vanno dall’intervento armato diretto, alla sponsorizzazione attiva di gruppi di oppositori interni.

Queste due possibili strategie potrebbero essere portate avanti in maniera parallela, in modo da creare una unica opzione di intervento che, a mio parere, risulterebbe la più conveniente.

L’opportunità di tale scelta è rappresentata nel poter avere un concreto vantaggio tattico, dato dall’utilizzo sul territorio di gruppi locali operativi.

Per prima cosa bisogna identificare dissidenti che abbiano una rete collaudata e ben articolata sul territorio, come ad esempio il MEK (Mujahedeen-e-Khalq).

Questa organizzazione d’opposizione iraniana, nata negli anni sessanta, è stata protagonista di vari attacchi, effettuati sia su territorio nazionale che estero, contro obbiettivi del regime degli Ayatollah.

Ricordiamo nel 1981 l’attentato portato a termine al premier Mohammad-Jawad Bahonar.

Durante la guerra Iran-Iraq, Saddam Hussein aiutò notevolmente il MEK attraverso specifici finanziamenti ed opportuni addestramenti, per poter operare all’interno del territorio Iraniano con azioni di guerriglia.

Saddam Hussein riuscì, nel 1991, ad utilizzarli anche in operazioni anti-insurrezionali contro la rivolta degli Sciiti e dei Kurdi.   

La grande ed efficiente capacità operativa del MEK fu anche dimostrata quando, nel 1992, condusse degli attacchi simultanei in 13 Paesi contro siti ed interessi iraniani.

L’eventuale scelta di questa organizzazione, porrebbe però alcuni problemi, vediamo quali:

1) Il Dipartimento di Stato statunitense ha inserito il MEK nella lista delle organizzazioni terroristiche, in virtù di questa capacità di intervento su larga scala.

2) Il MEK ha una formazione ideologica di stampo socialista.

3) L’organizzazione è stata protagonista di attentati contro gli Stati Uniti.

Questi problemi sono comunque risolvibili, infatti, esiste in america una precisa volontà: il senatore Sam Brownback ha già proposto il “Iran Democracy Act” dove è presente una sorta di legittimazione del MEK finalizzata a far depennare l’organizzazione dalla lista dei gruppi terroristici.

Questo rappresenta senza ombra di dubbio un segnale importante affinché si possa instaurare con il MEK un dialogo proficuo che porti l’organizzazione ad accettare il supporto degli Stati Uniti.

Sicuramente l’ideologia socialista del MEK potrebbe rappresentare uno scoglio, ma credo che gli Stati Uniti, con il loro progetto di democratizzazione e partecipazione diretta del popolo alla cosa-pubblica, supereranno tali dissonanze e contrasti.

In questo caso, la possibilità di un’opzione di intervento diretto contro il regime iraniano sarebbe notevolmente accresciuta.

Salvatore Stefio

postato da: stefio alle ore 02:46 | link | commenti (13) | commenti (13)
categorie: lotta al terrorismo
lunedì, 07 febbraio 2005

NEOCONS

Dopo l’11 settembre la politica estera ed interna dell’Amministrazione Bush ha subito una “brusca virata” verso direzione neocons (neoconsenvatori americani). Credo che sia opportuno analizzare attentamente questo movimento per poter meglio comprendere le motivazioni che hanno portato ad una politica di “esportazione della democrazia” e di "guerra preventiva". Un primo ed essenziale elemento di riflessione per me è stato reso noto dall’organizzazione PNAC (Project for the New American Century) il 3 giugno 1997,  vediamo: «In un 20esimo secolo che volge al termine, gli Stati Uniti rappresentano la principale potenza del mondo. Avendo guidato l'Occidente al trionfo nella Guerra Fredda, l'America si trova di fronte a un'opportunità e ad una sfida: (…) Gli Stati Uniti hanno l'intenzione di modellare un secolo nuovo che sostenga i principi e gli interessi americani? (…) Tagli negli affari esteri e spese per la difesa, disattenzione verso gli strumenti dell'arte politica e una leadership incostante stanno rendendo incredibilmente difficile il mantenimento dell'influenza americana nel mondo. E la promessa di benefici commerciali a breve termine minaccia di prevalere sulle considerazioni strategiche. (…) Sembra che abbiamo dimenticato gli elementi essenziali del successo dell'amministrazione Reagan: Un esercito che sia forte e sempre pronto a far fronte a sfide sia presenti sia future; una politica estera che promuova i principi americani all'estero fermamente e con audacia. (…) Gli Stati Uniti devono essere prudenti sul come esercitare il proprio potere. Ma non possiamo evitare in maniera sicura le responsabilità di un dominio globale o il costo di questo impegno. L'America esercita un ruolo vitale nel mantenimento della pace e della sicurezza in Europa, Asia e nel Medio Oriente. Se noi fuggiamo dalle nostre responsabilità, mettiamo in discussione i nostri stessi interessi. La storia del 20esimo secolo avrebbe dovuto insegnarci che è importante prendere atto degli avvenimenti prima che le crisi emergano, e di affrontare le minacce prima che diventino atroci».
Dunque, gli obiettivi: 1) Ampliare il nostro apparato di difesa spendendo cifre adeguate se vogliamo portare a compimento le nostre responsabilità globali oggi e modernizzare le nostre forze armate per il futuro; 2) Rinforzare i legami con gli alleati democratici e sfidare i regimi ostili ai nostri interessi e valori; 3)
Promuovere la causa della libertà politica ed economica all'estero; 4) Accettare le responsabilità per il ruolo unico dell'America nel preservare e nell'estendere un ordine  internazionale benevolo per la nostra sicurezza, la nostra prosperità e i nostri principi.

postato da: stefio alle ore 11:05 | link | commenti (13) | commenti (13)
categorie: lotta al terrorismo

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