Salvatore Stefio

Fede - Patria - Libertà
giovedì, 09 aprile 2009

LIBERATELI

 

Come potete vedere il lavoro dei volontari in questi giorni a L’Aquila ha mostrato quanto amore mostrano questi uomini nei riguardi di chi soffre.

E’ bellissimo il gesto della liberazione di Jean Mary Lacaba, questo mostra il vostro cuore a Dio, pertanto attendiamo fiduciosi la liberazione degli altri operatori di Croce Rossa.

Dio ci ha insegnato ad avere fiducia e rispetto per gli uomini di buona volontà :

“Beati gli operatori di pace…” e sicuramente loro sono degli uomini di buona volontà che operano nelle svariate parti del mondo per alleviare il dolore di chi soffre o vive in situazioni difficili.

Vi preghiamo pertanto di restituire le loro preziose persone ai loro cari che attendono impazientemente il loro caloroso abbraccio.

I bambini sono il nostro domani, non permettiamo ai loro cuore di far crescere il rancore, vedendo i loro cari che operano per aiutare il prossimo, invece, essere detenuti, ma costruiamo loro la speranza di non essere soli e di poter camminare con Dio divenendo noi stessi esempio.

Eugenio e Andreas sono persone di buon esempio, attendiamo la loro liberazione.

Abbiamo bisogno di uomini che mostrano l’amore di Dio come loro, vi esortiamo ad aprite i vostri cuori liberandoli come avete fatto con Jean Mary Lacaba.

E Per la sua preziosa restituzione vi ringraziamo.

Emmanuela Nicolosi

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venerdì, 06 febbraio 2009

SICUREZZA  PARTECIPATA

 

Finalmente si comincia a parlare di sicurezza nei giusti termini, rimarcando il concetto di sicurezza partecipata, mi riferisco all'art. 46 del ddl sicurezza che prevede che gli enti locali sono legittimati ad avvalersi della collaborazione delle associazioni tra cittadini al fine di segnalare agli organi di polizia locale eventi che possono arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio ambientale.

Non credo che sia necessario fare inutili allarmismi, come alcuni tentano di fare per demonizzare chi vuole adoperarsi, nel rispetto delle leggi, a contribuire alla sicurezza della nostra comunità nazionale.

La “questione” ronde deve essere presa sul serio, in quanto il volontariato per la sicurezza è un patrimonio che deve essere tutelato e regolamentato.

Io credo fermamente che sia necessario un periodo di formazione, di addestramento dei volontari a questa tipologia di attività civica.

Tutto dipende da questo, da come vengono addestrati i volontari e come devono fattivamente operare.

Personalmente ho una lunga esperienza nel settore sicurezza e, come è noto, ho anche subito una dura prigionia in Iraq nel 2004, ma rimango convinto che la sicurezza è un bene irrinunciabile.

Dico questo perché  ho fondato, l’anno scorso, una associazione patriottica e di volontariato che si occupa proprio di segnalare agli organi competenti eventuali situazioni di degrado e che possano mettere a rischio l’incolumità delle persone.

Non sono d’accordo alle Ronde di partiti politici, credo invece che debba trasparire il nostro sentimento patriottico, unitario e di cristiana condivisione.

Per queste ragioni la mia associazione ha ripreso la storia garibaldina, evolvendola e attualizzandola nei contenuti e nella denominazione Legione Nazionale Garibaldina – Volontari per la Sicurezza ( www.legionenazionalegaribaldina.org ) per sottolineare una visione unitarista e in particolare non legata a nessuna parte politica.

La sicurezza come bene comune, come rafforzamento della nostra libertà e come opera di condivisione.

Salvatore Stefio

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sabato, 28 giugno 2008

PER VOI…

Il 3 luglio inizia il mio processo, dove alcune persone dovranno giudicarmi e dove tanti faranno di tutto per infierire……e magari indirettamente o direttamente sulle persone che amo.

A tutti, a chi mi vuole bene e a chi mi odia, io rispondo con questa poesia di Nelson Mandela

La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.

E' la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: " Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? "
In realtà chi sei tu per NON esserlo?

Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c'è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicché gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.

Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.

E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

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martedì, 20 maggio 2008

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lunedì, 24 marzo 2008

 

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martedì, 30 ottobre 2007

INTERVISTA  RAI NEWS 24

F1
Prima parte

Seconda parte

Argomenti trattati nelle interviste
Ipotesi di reato art. 288
Differenza tra operatori della sicurezza e mercenari
Fabrizio Quattrocchi e articolo su LA STAMPA
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venerdì, 26 ottobre 2007

LETTERA APERTA AL DIRETTORE

"LA STAMPA"

 Erg. Direttore,

nell’articolo firmato da Francesco Grignetti, apparso sul vostro quotidiano il 19/10/2007 con il titolo “Quattrocchi segreto: isolato dagli amici e condannato a morte”, ci sono dei passaggi che ci hanno offeso e diffamato, ecco perché:
Considerando che il sottotitolo recita: “Credevamo fosse una spia”, speriamo vivamente che si tratti di un errore di battitura, in quanto la frase giusta sarebbe “Credevano (i terroristi) fosse una spia”.
Ci riferiamo poi alla frase “Nei fatti, lo isolarono” cercando quindi di far intendere esplicitamente che la morte di Fabrizio Quattrocchi è anche responsabilità nostra.
Si rende conto della gravità di questa affermazione e delle conseguenze non solo psicologiche ma anche materiali?
Salvatore Stefio è stato con Fabrizio Quattrocchi durante l’interrogatorio, bendati e con una pistola puntata alla tempia, cercando di proteggere Fabrizio dalle accuse dei terroristi che ci volevano tutti come spie, e sottolineiamo  tutti.
Quel dramma non è qualcosa che si cancellerà dalla memoria di Stefio, sentendo Fabrizio svenire per la pressione psicologica accuratamente provocata dai terroristi e dalle continue dichiarazioni di morte.
No egregio direttore ed egregio Francesco Grignetti, nessuno lasciò solo l’eroe Fabrizio, perché è di questo che stiamo parlando, di un eroe della nostra Patria vittima del terrorismo.
Non possiamo essere certi della motivazione che diedero i terroristi nella scelta di Fabrizio, ma ciò che sappiamo, detto da uno di loro, è che si scelse Fabrizio perché era da più tempo in Iraq rispetto a noi.
Mi chiedo a quale gioco stiamo giocando, tra verbali secretati che non dovrebbero essere resi pubblici e che invece sono in possesso di giornalisti che in tal modo non fanno altro che screditare con giudizi personali e costruire ipotesi infamanti, accreditando il reato di cui all’art. 288 del codice penale, che vuole essere attribuito fuori dal contesto e dalla realtà delle cose.
Egregio direttore ma in quale Paese viviamo?
Quello che è evidente a tutti è una campagna diffamatoria nei nostri confronti, orchestrata con l’ausilio dei mezzi di informazione per darne ampia risonanza con effetti anche politici.
Si continua ad affermare che noi saremmo mercenari, quindi nell’immaginario collettivo il risultato è di questo tipo: Assassini, disonesti, senza Dio e senza Patria.
Per precisare la legalità del nostro lavoro, svolto da tantissimi privati in vario modo, basta vedere l’ Art. 47 del 1° Protocollo Addizionale del 1977 alle convenzioni di Ginevra e La Convenzione Internazionale contro il reclutamento l’uso il finanziamento e l’addestramento di mercenari del 1989.
Procedere con l’equivalenza mercenario uguale ad operatore della sicurezza è estremamente scorretto e diffamatorio per tutta la categoria, privata o statale che sia.
Ci troviamo dunque di fronte ad una realtà costruita sacrificando la verità delle cose, quindi nei fatti artificiosa, fittizia ed illusoria.
A questo punto ci chiediamo quale informazione si vuole dare?
Quella vera o quella falsa? Noi abbiamo reso chiare e precise dichiarazioni al magistrato.
Con la speranza che questa lettera serva a riportare questa drammatica vicenda nella giusta direzione, la salutiamo cordialmente.

Salvatore Stefio
Maurizio Agliana
Umberto Cupertino
Dridi Forese

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sabato, 29 settembre 2007

LA DISTRUZIONE DEI VALORI
 
Quando l’Italia decise di partecipare attivamente al programma internazionale denominato Rebuilding Iraq, si presentarono una serie di problematiche inerenti la sicurezza del personale e delle aziende impegnate nella ricostruzione.
Il Governo provvisorio dunque decise che ogni azienda appaltatrice doveva necessariamente provvedere alla tutela dei propri uomini e beni.
In questa ottica le imprese si mossero a contattare le varie società di sicurezza in modo da affrontare tale necessità.
Il Governo provvisorio chiaramente diede delle procedure finalizzate a regolamentare il servizio delle società private di sicurezza, mantenendo ben distinte le attività militari da quelle di sicurezza.
L’Italia dunque, parte integrante del programma Reduilding Iraq, era consapevole delle norme che regolavano questo settore e non ha mai contestato tale decisione.
Detto questo, ogni società privata di sicurezza per entrare in Iraq doveva avere un regolare contratto e conformarsi alle regole di ingaggio emanate del Governo provvisorio.
Stiamo parlando, per ciò che mi riguarda, di contratti tra privati e privati, non tra privati e Governi.
Questa precisazione è fondamentale: l’ipotesi di reato a mio carico è, come tutti sanno, la violazione dell’art. 288 del Codice Penale (Arruolamento o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero.  Chiunque, nel territorio dello Stato e senza approvazione del Governo arruola o arma cittadini, perchè militino al servizio o a favore dello straniero, e' punito con la reclusione da tre a sei anni. La pena e' aumentata se fra gli arruolati sono militari in servizio, o persone tuttora soggette agli obblighi del servizio militare).
A questo punto mi sorge il legittimo dubbio di quale siano realmente le ragioni di questa richiesta di rinvio a giudizio.
Posso soltanto dire che questa accusa è assurda e offensiva, come sono altresì offensive le varie minacce anonime che ho avuto in questo blog e che chiaramente non commenterò più di tanto.
Ho passato 58 terribili giorni di prigionia nelle mani delle Brigate Verdi di Maometto, (e questo non lo auguro a nessuno) difendendo la mia Fede e il mio Paese, rischiando per questi motivi ogni istante di essere ammazzato, e non parliamo di ciò che ha passato la mia famiglia.
Questa storia mi riempie d’amarezza, ciò che vedo è l’esplicito tentativo di infangare chi, anche senza uniforme, protegge legittimamente gli interessi nazionali all’estero.
Onestamente la cosa che mi fa davvero male è soprattutto il tentativo di infangare la memoria di Fabrizio Quattrocchi.

Ricordiamo con quale motivazione venne conferita a Fabrizio Quattrocchi, la medaglia d’oro al valor civile:

“Vittima di un brutale atto terroristico rivolto contro l'Italia, con eccezionale coraggio ed esemplare amor di Patria, affrontava la barbara esecuzione, tenendo alto il prestigio e l'onore del suo Paese”

Ricordiamo con quale compito io, Maurizio, Umberto e Fabrizio eravamo in Iraq:

“Operatori della sicurezza ingaggiati da una società privata per compiere operazioni di protezione per la tutela di un uomo d’affari”

Ricordiamo che il Governo precedente e quello attuale hanno autorizzato la partecipazione dell’Italia al progetto internazionale di Ricostruzione dell’Iraq.

Ricordiamo che l’Italia è co-presidente dell’IRFFI (International Reconstruction Fund Facility for Iraq).

Ricordiamo che l’attuale Governo ha stanziato ben Tre milioni e 498 mila euro per proteggere (stipulando un contratto con una società di sicurezza privata) il nostro personale civile che attualmente è in Iraq come Unità di sostegno alla Ricostruzione.

A questo punto mi chiedo se diventerà reato avere nel cuore il bene e l’onore della propria Patria e la difesa della Cristianità e della Libertà.
Rimango eternamente grato a tutti coloro che sono stati, anche solo per un istante, vicini a noi e alle nostre famiglie.

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venerdì, 13 aprile 2007

                         CIAO FABRIZIO

In cielo con Nostro Signore e la milizia celeste...in terra con il vivo esempio del ricordo...nei cuori con ardimento e luce.

 

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giovedì, 29 marzo 2007

                      NESSUN COMMENTO....

Il 16-03-2007 l'UNITA' ha pubblicato il seguente articolo firmato da Maura Gualco:     IRAQ, "contractors" per proteggere gli italiani.Tre milioni e 498 mila euro - circa sette miliardi del vecchio conio - verranno spesi dal governo italiano per stipulare in Iraq, accordi con i contractors, alias body guard, in italiano guardie del corpo facenti capo a società private. Uomini armati di una polizia privata avranno il compito di difendere il personale italiano composto da tecnici ed esperti, presenti a Nassiriya. Alla pagina 33 del decreto sul rifinanziamento delle missioni all'estero, approvato alla Camera l'8 marzo e attualmente in commissione Difesa e Esteri al Senato, si legge la notizia. Poche righe, sotto il titolo "Sicurezza dell'Usr" - dove questa sigla sta ad indicare "l'Unità di sostegno alla Ricostruzione" istituita nel primo semestre 2006 nella regione irachena di Nassiriya - parlano chiaro. Come pure sono inequivocabili quei 3.498.000,00 euro scritti in neretto accanto al testo. E tuttavia sono sfuggiti a molti parlamentari che quel testo lo hanno approvato alla Camera. «Considerato che il contingente militare italiano, che garantiva la sicurezza e l'incolumità del personale civile presente presso la Usr, non sarà più presente in Iraq nel corso del 2007 - si legge nel testo - il Governo italiano ha la necessità di stipulare un contratto con una società di sicurezza che già sia operante in Iraq con personale locale. Ciò al fine di garantire l'incolumità dei civili presenti a Nassiriya e di consentire loro di uscire dal perimetro della base militare internazionale per monitorare i progetti ed incontrare le personalità locali in un contesto di massima sicurezza». Si chiama Aegis defence Services l'agenzia britannica privata scelta dal governo per difendere i nostri tecnici in Iraq, anche se il contratto con la Farnesina è ancora in via di definizione. Non si tratta di una piccola società composta da pochi vigilantes locali, ma di un colosso presente in Iraq dal 2004, dopo aver stipulato con il ministero della Difesa statunitense un contratto da 293 milioni di dollari. Il suo fondatore, Tim Spider, è stato coinvolto in abusi contro i diritti umani e in violazioni internazionali. I parlamentari della maggioranza, inclusi quelli della "sinistra radicale" e pacifista, difendono, obtorto collo, la scelta del governo. «Mi rendo conto che l'Italia avendo ritirato le truppe - dice Rosa Calipari, senatrice dei Ds - deve pur trovare il modo di difendere i civili che lavorano in Iraq dove il conflitto interreligioso è in via di peggioramento. In termini generali e di principio - prosegue la senatrice - penso che il compito di garantire la sicurezza dei propri cittadini sia dello Stato e sono contraria alla privatizzazione della sicurezza. Negli anni precedenti, sono stati utilizzati questi contractors ma per difendere società petrolifere. Ora, invece, si tratta di guardie che difendono personale civile che opera per fini umanitari». Per Silvana Pisa, senatrice dei Ds, si poteva trovare un'altra soluzione. «In qualsiasi ambasciata estera ci sono i nostri carabinieri - spiega - anche nei paesi dove non ci sono le nostre truppe. Si poteva, dunque, ritirare l'esercito dall'Iraq, mantenendo i carabinieri a Nassiriya soltanto per proteggere i nostri tecnici. Ero contraria all'esternalizzazione della sicurezza - conclude la senatrice - e lo sono anche ora. Abbiamo peraltro votato questo testo senza che venisse discusso tra i capigruppo». Anche la vicepresidente della Commissione Difesa Elettra Deiana del Prc, sta sulla posizione del "sì ma". «Ci sono tecnici italiani che devono essere protetti a Nassiriya e la polizia irachena non è in grado di farlo - dice - Non ho un pregiudizio ideologico nell'assumere vigilantes privati ma sono contraria ad assumere personale non controllabile. Non si conoscono le regole alle quali queste persone devono sottostare e da chi sono controllati. Ho già presentato un'interpellanza - conclude la parlamentare di Rifondazione- per sapere cosa sta succedendo a Nassiriya e chiederò anche i criteri con cui vengono scelti questi body guard». Pino Sgobio capogruppo dei Comunisti italiani alla Camera, non ha dubbi: «Tra un carabiniere e un body guard preferisco che ci siano i body guard». «Avevamo chiesto il ritiro di tutti i soldati, - dice il deputato dei Pdci - non potevamo lasciare a Nassiriya i carabinieri. Sono dei militari e avrebbero coinvolto di più il nostro Paese in azioni belliche. Si tratta di una situazione di emergenza dove non è possibile fare altrimenti. Spero almeno - conclude Sgobio - che la Farnesina scelga tra società private che diano garanzie di controllo e democraticità».
Fabio Alberti, presidente dell'Organizzazione Non Governativa Un Ponte per, presente in Iraq da molti anni si dice meravigliato che in Iraq, «ci sia ancora una presenza armata italiana a difesa dei Provincial Reconstruction Team (Prt) che sono la parte civile dell'occupazione: se noi ne facessimo parte saremmo sotto il comando Usa. Peraltro - spiega Alberti - a dicembre il nostro personale civile a Nassiriya girava scortato dai marines». Ma soprattutto chiede il presidente dell'Ong: «Quali sono le regole d'ingaggio di questi eserciti privati? Chi li controlla? E quale bisogno c'è di avere fisicamente dei tecnici italiani sul posto?». «Per assistere gli iracheni alla ricostruzione - conclude Alberti - basta assisterli economicamente, nella progettazione e in tanti altri modi: l'Iraq è pieno di tecnici bravi».

postato da: stefio alle ore 13:55 | link | commenti (6) | commenti (6)
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